Giù le mani da Don Mario Pasqua. Il quartiere di Piazza Palomba non ci sta. Non può e non vuole rassegnarsi a veder partire il proprio pastore. La notizia del trasferimento di don Mario Pasqua dalla chiesa del Carmine alla parrocchia di Napoli ha squarciato la quotidianità della comunità corallina con la forza di una mazzata inattesa, scatenando una mobilitazione popolare che ha dell’incredibile.

In pochissime ore, la risposta della città si è trasformata in un grido corale e dignitoso: sono già più di 1.000 le firme raccolte per chiedere di fermare un addio che fa troppo male. Una vera e propria gara di solidarietà e affetto che ha visto l’immediata discesa in campo del tessuto associativo del quartiere. In prima linea, con energia travolgente, le realtà locali: soprattutto l’associazione “Marittimi per il Futuro” e la neonata “Progetto 081“, che si sono fatte cassa di risonanza dell’indignazione e dell’amore di un’intera popolazione, mobilitando vicoli, piazze e famiglie per bloccare il provvedimento.
Il destinatario di questo appello intriso di pathos e speranza è l’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Domenico Battaglia.
A Lui si rivolge una comunità che chiede ascolto e sensibilità.
Perché tra i vicoli di Torre del Greco, don Mario è stato molto più di un sacerdote: è stato una porta sempre aperta, un rifugio sicuro per i giovani, una mano tesa verso gli ultimi, un faro di umanità che ha saputo riscaldare le anime e ricucire le sfilacciature sociali del territorio.

Di fronte alla tempesta di affetto dei suoi fedeli, don Mario ha risposto con la consueta, disarmante umiltà, provando a lenire la sofferenza dei suoi parrocchiani.
Ma se il parroco sceglie la via dell’obbedienza e della generosità, la sua gente non vuole arrendersi alla burocrazia dei trasferimenti ecclesiastici.
La petizione va avanti a ritmo battente, mossa dalla consapevolezza che certi legami viscerali non si possono cancellare con un tratto di penna. Torre del Greco difende il suo pastore con il cuore in mano, sperando che da Napoli il Cardinale Battaglia possa cogliere l’eco di questa preghiera collettiva.
di Ciro Gaglione















